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A proposito del quorum

A proposito del quorum dei referendum, la mia posizione è sempre stata che chi è contrario non dovrebbe astenersi, ma andare a votare “no”.

Ricordo  che quando Craxi (mi pare fosse lui, ma ero molto piccolo) propose di andare tutti al mare invece che a votare per un referendum, si scatenò una polemica enorme.
Ora, invece, è diventato normale per tutti incitare all’astensione. Non solo tutti lo dicono senza vergognarsi, ma addirittura ci si appella al diritto di astensione anonima per giustificare il mancanto accorpamento con le amministrative.

Concordo con Luca Sofri che scrive:

L’articolo della Costituzione che sancisce l’esistenza del quorum si limita infatti a dire, a questo proposito:

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

Tutto qua. Il quorum è arbitro del risultato. Se i sostenitori del no se lo comprano, l’arbitro è venduto.

Dico questo nonostante mi spaventi moltissimo un referendum che porta al rischio di assegnare la maggioranza assoluta della camere ad un partito col 20% (o meno) di voti. Il premio di maggioranza, anche nella versione edulcorata ora in vigore, è una cosa molto, molto pericolosa. In questo momento penso che con un sistema maggioritario, magari a due turni, si otterrebbe qualcosa di meglio, ma devo studiare di più prima di arrivare ad una decisione.
In ogni caso, voglio ricordare che gli Italiani si erano già espressi al riguardo, sempre con un referendum, e avevano preferito il sistema maggioritario, decisione che i nostri politici hanno calpestato appena è stato possibile.