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CD protetti col virus

Copertina Buoni o Cattivi

C’erano un po’ di cose che avrei voluto scrivere in questi giorni, ma non ne ho mai trovato il tempo. Ora si prova a recuperare.

Parlo intanto di CD protetti, argomento a me piuttosto caro e di cui altre volte ho scritto. Ad esempio qui, quando mi è capitato l’ultimo sottomano, che era “Buoni o Cattivi” di Vasco Rossi. Si tratta di quei CD originali fatti apposta per rendere impossibile il trasferimento della musica sul computer e poi, dal computer, sui vari lettori portatili MP3. O per renderne impossibile la copia.

Non starò a ripetermi sull’inutilità di tale pratica.
Mettere un tale sistema di protezione non è solo inutile perchè facilmente aggirabile, ma anche dannoso, perchè invoglia chi ha bisogno di ascoltare la musica regolarmente acquistata sul proprio lettore portatile a scaricarla da Internet. E credete davvero che una persona normale la prossima volta lo acquisti ancora un CD originale, inutilizzabile per il proprio amato iPod?
Non è solo dannoso, è anche (a mio avviso) potenzialmente in contrasto con la legge italiana che garantisce il diritto alla copia privata, alla copia di backup delle proprie cose. Tanto per dire, col cavolo che io lascio ancora un CD originale in macchina dopo aver visto tanti vetri spaccati. E col cavolo che compro un CD originale di cui non posso fare la copia da tenere in macchina, cosa che è un mio diritto.

Ma questo era già noto.

La novità è che i nuovi sistemi di protezione dalla copia sono come degli spy-ware, del malware, se non essi stessi Virus almeno un facile veicolo di infezione.
Si tratta di software installato ad insaputa dell’utente, che rimane invisibile nel sistema e che è impossibile da disinstallare, pena l’inutilizzabilità del lettore CD del computer. Tutti i dettagli nel solito esauriente articolo di Punto-Informatico.
Mi sembra di sognare.
Ancora più grave, la SONY (l’etichetta discografica colpevole) corre ai ripari solo adesso che la cosa è stata scoperta, fornendo (parziali) chiarimenti e soluzioni. Chissà quanti altri casi del genere ci sono, non ancora scoperti. In mancanza di adeguate punizioni, non ci sarà nessun interesse ad evitare simili pratiche scorrette e chiunque voglia continuerà ad utilizzarle, nella speranza che nessuno se ne accorga e comunque senza rimetterci niente nè rischiare niente.

Dico, ma siamo così stupidi da accettare in silenzio?
Accettiamo un tale restringimento della nostra libertà, nonchè del diritto di sapere cosa acquistiamo e di farne ciò che vogliamo, in nome di una non meglio specificata necessità delle major?

Qui la faccenda è molto più grave di quello che si pensa. Non è possibile acquistare qualcosa che, in modo così clamoroso, non risponde a quanto dichiarato al momento dell’acquisto.
Per fortuna, in Italia l’acquirente ha diritto per due anni alla garanzia sul prodotto. Non alla garanzia per diffettosità, ma alla garanzia che il prodotto sia conforme a quanto promesso/pubblicizzato/indicato al momento dell’acquisto (link).
Si tratta proprio di questo caso. Ci sono state polemiche secondo le quali è ingusto che l’onere di questa garanzia sancita per legge (legge recente, è del 2002) ricada sul commerciante al dettaglio.
In termini più semplici, il vostro venditore di dischi vi deve risarcire del disco della SONY a suo carico, ammesso che il fatto sia denunciato entro due mesi dalla scoperta e entro due anni dall’acquisto.

Facciamoci tutti le nostre belle copie di Backup (che tanto non è così difficile) e andiamo a chiedere un CD nuovo senza protezione o i nostri soldi indietro. Non credo che i commercianti vorranno continuare a commercializzare CD della SONY che causeranno loro così grosse perdite, e di conseguenza la SONY (e le altre etichette) smetterà con una pratica così ingiusta.
Mi sembra così semplice e tutti ne vengono fuori vincitori.

Open Document su MS Office

Potrei scrivere un articolo lunghissimo descrivendo il modo in cui Microsoft, con il suo prodotto Office, ha creato una quantita’ infinita di problemi, incapacita’ di comunicare tra sistemi diversi, tra sistemi nuovi e vecchi, tra versioni diverse dello stesso software. Potrei anche provare a spiegarne il perche’, ma non lo faro’.
Pero’, chiunque abbia a che fare con una certa continuita’ con documenti di testo e quant’altro provenienti da persone diverse, sa quanto grosso sia il problema della compatibilita’ dei formati.

E allora, visto che e’ stato finalmente creato uno standard che, da quello che ho capito, sara’ forse approvato addirittura dall’ISO (gli ingegneri sanno bene quanto sia importante), tanto vale utilizzarlo.

Il formato si chiama Open Document, l’Unione Europea l’ha gia’ adottato come formato preferenziale per i propri documenti, e ora si chiede a Microsoft di includerlo in Office.

Percio’, firmate la petizione on-line. So che di solito non servono a niente, ma questa volta sembra diverso, perche’ Microsoft cerca di sapere quanti suoi utenti siano realmente interessati alla questione.

Maggiori info, su Open Document e sulla petizione, su Punto-Informatico.

Spot antipirateria al cinema

spot pirateria satira

Avete presente quel fastidiosissimo spot che viene trasmesso al cinema prima di ogni spettacolo? Quello in cui si dice che scaricare un film da internet è un reato? Bene, lo odio.

Non è già abbastanza aver pagato il biglietto per entrare al cinema, che devo anche sorbirmi la predica, utile (forse) a tutti tranne che agli spettatori paganti che vi assistono?

A me, ogni volta che la vedo, viene voglia di uscire dal cinema e andare a guardarmelo a casa sul computer, quel film.

Ora, finalmente, la soluzione definitiva a questo problema, che fa felici tutti: spettatori, produttori, SIAE, cinema, tutti. Questo è il nuovo spot risolutivo.

via Manteblog

Google Reader

Logo Google Reader

Leggendo tra i blog che seguo (meglio dire “che seguivo quando avevo più tempo”), ieri mi sono imbattuto in Google Reader, un nuovo aggregatore di feed made in Google. Capita giusto a pennello nel momento in cui si scatenano polemiche sul caro vecchio Bloglines, il concorrente più agguerrito del nuovo Google Reader.

Sono riuscito a ritrovare la fonte dell’informazione, che è Massimo Moruzzi, ripreso poi questa mattina da Mae*. Per inciso, anche io mi ero perso il feed di Massimo da Bloglines ed erano secoli che non lo leggevo più. Mi sono perso anche i due suoi post che erano contrassegnati con “keep new”.

La mia prima impressione è che non capisco l’interfaccia grafica, cosa stranissima per un giocattolo targato Google. La loro mania di tenere tutto insieme e permettere poi ricerche facili e veloci, in questo caso non funziona.
Il concetto è lo stesso di gmail: ad ogni feed possono essere associati uno o più tag; nel momento in cui ho esportato i miei feed da Bloglines a Google Reader, quelle che prima erano le cartelle che contenevano i miei feed sono diventati tag, e fin qui tutto bene.
Il difficile è riuscire a visualizzare a turno solo i feed con un certo tag. Forse sono io l’incapace, ma mi servono troppi click, a partire dalla pagina iniziale, per riuscirci, ed il risultato comunque non mi soddisfa.

Altro aspetto che non mi piace è l’idea di mescolare il contenuto di tutti i feed mostrandoli tutti in sequenza cronologica o di rilevanza. Va bene per qualcuno che legge pochi feed o che li tiene controllati di continuo, ma altrimenti diventa una confusione pazzesca e per recuperare l’articolo che veramente interessa in mezzo agli altri 1000 si spende troppo tempo.
Addirittura, dopo aver fatto troppi click per ritrovare l’elenco dei propri feed organizzati per tag, bisogna fare ancora click su ciascuno per vedere se ci sono contenuti nuovi, scorporandoli dagli altri. Basterebbe che, nell’elenco delle sottoscrizioni, fossero evidenziati quelli aggiornati per risolvere il problema. Invece no, non è così.

Prendiamo il mio caso. Io ho sottoscritto tutta una serie di feed che leggo regolarmente e altri che, invece, leggo solo quando ho tempo. Forse li potrei distinguere, su Google Reader, col sistema delle Stelle (che evidenziano, credo, i Preferiti), ma è troppo complicato. Tra l’altro, ho sottoscritto tutti i feed del Corriere, di Repubblica e dell’ANSA, che sfornano aggiornamenti a gettito continuo, ma che io leggo solo saltuariamente.
Mescolare questi feed con quelli più normali nasconde sotto montagne di aggiornamenti quasi inutili le cose che uno non vorrebbe perdere.

La speranza, concreta, è che Google affini rapidamente questo suo servizio, rendendolo all’altezza o meglio dei concorrenti.

Sistema di controllo globale firmato USA

Il caro Echelon sta per andare in pensione.
Leggo oggi su PI che l’amministrazione americana sta valutando l’introduzione di alcune norme che, sinceramente, mi preoccupano molto.
Tecnicamente, si vorrebbe creare, in nome della sicurezza, un canale privilegiato che consenta alla FBI di controllare le telefonate su internet, le email cifrate e qualunque tipo di comunicazione, come avviene con le intercettazioni telefoniche.
Alla FBI o agli americani in generale?
In termini piu’ semplici, vuol dire che ci saranno sistemi (noti a chi? chi ci controllera’?) per ascoltare le telefonate su Skype di chiunque. O per intercettare il contenuto delle email di chiunque, anche se cifrate.
Lo trovo spaventoso. Una legge nazionale (USA) che impone un sistema di controllo in tutto il mondo e che lo tiene per se’ mi fa paura e mi aspetto che le altre nazioni, in primis l’Europa, non siano disposte ad accettare un tale genere di controllo da parte di una potenza straniera.
Ancora peggio, l’idea stessa di rinunciare alla propria liberta’ personale in nome di una sicurezza che certo non puo’ essere raggiunta con leggi di questo tipo.
Io credo (e non sono il solo) che faccia molto comodo alimentare la paura nella gente, per convincerla a sopportare limitazioni di liberta’ che in altri tempi sarebbero semplicemente impensabili.

Questa e’ la differenza tra OpenSource/FreeSoftware e programmi commerciali gratuiti. Forse Skype sara’ anche gratuito, ma non e’ OpenSource: fino a che il codice sorgente rimarra’ segreto, nessuno potra’ mai essere sicuro fino in fondo di cosa succede mentre si telefona, o se qualcuno ci sta ascoltando.

L’utilità di un Pocket PC: Monkey Island

Monkey Island

E’ da ieri che ho scoperto l’unica cosa VERAMENTE utile di un palmare, quella scoperta che ti fa dire non potrò mai più farne a meno.
Poter giocare ai giochi più belli, avvincenti, strepitosi, della storia dei videogame. E farlo mentre si è in treno verso il lavoro, per strada, in pausa pranzo.
A cosa servono questi processori super veloci, quando basta un misero Pocket PC?

(Ri)giocare a Monkey Island per strada è un’esperienza favolosa, la consiglio. La qualità di gioco e grafica, poi, è incredibile. E dopo mi aspettano i vari Monkey Island 2, Maniac Mansion, The Day of the Tentacle, Loom, Indiana Jones 3 e 4, Zak McKracken, etc.

Piuttosto, qualcuno ricorda come si fa ad uscire dalla capanna dei Cannibali, quando ti fanno prigioniero per aver rubato le banane? O è bene evitare di farsi imprigionare?

Update: ho finito il gioco! Nella capanna c’erano, ben nascoste, due assi staccate che potevano essere spostate.

OpenSource for Profit

Cesare ha lasciato questo commento nel mio post precedente, che è finito in moderazione e solo oggi ho potuto approvare. Da quel che capisco e da quello che sto leggendo in rete, ora che ho due secondi di tempo per rimanere a casa con calma, succede che la mamma di FireFox (la Mozilla Foundation) si è data una struttura commerciale.

Potrei scrivere righe e righe al riguardo, ma mi preme sottolineare solo un paio di cose.

Per me, OpenSource non ha nulla a che vedere con gratis. Una licenza riconosciuta come Free non ha nulla a che vedere con gratis. Per la precisione, FreeSoftware e OpenSoftware sono due concetti diversi, ma qui entriamo in un campo di cui non sono esperto e che, certamente, è troppo complicato per essere trattato in un solo post.

La questione è ben diversa. Le licenze Free o Open (la licenza Mozilla Public Licence è sia Free, sia Open, per quanto non compatibile con la più famosa delle licenze Free, la GPL), sottendono ad un modello di sviluppo economico diverso da quello attuale, ma non del tutto rivoluzionario.
Bisogna solo essere contenti che il software rilasciato sotto queste licenze inizi a generare profitto. Una delle più grosse critiche, infatti, era proprio tutto ciò sarebbe stato impossibile. E allora come pagare gli sviluppatori? Come sopravvivere? E’ importante che i fatti mostrino come, anche in questo caso, sia possibile generare profitto.
Il codice sorgente di FireFox è accessibile a tutti, liberamente scaricabile, liberamente modificabile. Questa è la grande rivoluzione. Esso, poi, rimarrà comunque disponibile sotto tale forma, qualunque cosa succeda alla Mozilla Foundation.

Forse un paragone che può rendere l’idea è questo. Il software OpenSource non è come una rivoluzione comunista, ma più come una riforma socialista. Esso tende a spostare il centro del potere da un nucleo centrale alla periferia, creando la famosa struttura a Bazar invece che quella normale a piramide.
Qui non si vuole andare tutti a vivere in una comune, ma ridare la giusta importanza a chi la merita, togliendola dalle mani dei pochi.

Non entro nel merito delle persone coinvolte, siano Joichi Ito o chiunque altro. effettivamente, è importante sapere chi controlla il gioco e può risultare decisivo per stabilire se il gioco è accettabile o no. Tuttavia, non ho materialmente il tempo di approfondire questa questione e, piuttosto che pronunciare sentenze affrettate, preferisco sospendere il giudizio.

GPS, POI, autovelox

logo POIgps

Mi sembra strano che quello che sembrerebbe il miglior database italiano di POI (Punti Di Interesse) per navigatori satellitari, sia praticamente trascurato da google.
Per di più, gratuito.
Allora, nell’unica mezza giornata a casa tra un viaggio e l’altro, meglio segnalare il link e cercare di migliorare la situazione.
Non l’ho ancora provato, quindi non so se l’impressione avuta dal sito è valida, ma oggi sperimenterò se il database è preciso e aggiornato.
Tra le altre cose, sembra un buon modo, legale, per farsi avvertire della presenza di autovelox.

Tetti fotovoltaici

Pannelli fotovoltaici
Non che il Blog di Beppe Grillo abbia bisogno di pubblicità. Ma mi ha sorpreso il fatto che ne parlassi qualche giorno fa sul lavoro e abbia poi trovato che ne parla anche questo post.
Sembra proprio che stia cominciando a diventare conveniente anche in Italia mettere dei pannelli fotovoltaici sui tetti delle case. In circa 9 anni si dovrebbe rifarsi dell’investimento e iniziare a guadagnarci. Nel frattempo, comunque, si produce energia pulita, non inquinante.
Pare sconvolgente che i paesi in cui questa pratica è maggiormente sviluppata siano quelli nordici, quelli con meno sole. E’ solo una questione di cultura e di ritorno economico dell’investimento dovuta alla politica di incentivi statali.

Ora che cominciano ad esserci le condizioni, spero proprio che la cosa prenda piede anche da noi.