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Previsioni sul congresso PD

Premetto che sono un semplice cittadino che legge e si interessa; non ho alcun ruolo nel PD.

Voglio comunque mettere qui alcune recenti riflessioni sulla situazione del PD, stimolate anche dal recente articolo di Salvatore Vassallo; si tratta in sostanza di una sorta di profezia sul congresso che ci sarà a breve, scritta oggi per poter poi controllare se e quanto ci sarò andato vicino.

Si tratta di un post lungo, che probabilmente nessuno leggerà, ma mi è venuta la fissa dell’attualità politica e, così, l’ho scritto. Lo pubblico per tenere traccia delle riflessioni che ho fatto e ritrovarle a tempo debito.

Ricordo, per chi non lo sapesse, che il congresso non sono le primarie per l’individuazione del candidato premier della coalizione; il congresso servirà, invece, ad identificare il segretario del PD, che potrebbe coincidere col candidato premier (come da Statuto) o anche no (come fatto con le ultime primarie tra Bersani, Renzi e gli altri).

L’obiettivo di questo post è sostanzialmente analizzare le principali differenze tra le varie anime del PD. Si tratta di quelle che a me, da osservatore, sembrano essere le diverse posizioni, ma non ho certo la pretesa di indovinare tutto.

Nel PD vedo delinearsi sostanzialmente 4 diverse aree, che in modo semplicistico (e chiedo scusa per la semplificazione) possiamo definire:

  1. l’insieme dei dirigenti storici del partito ora prevalentemente raccolti intorno a Bersani;
  2. i giovani turchi;
  3. l’area raccolta intorno a Renzi;
  4. Prossima Italia, cioè l’area raccolta intorno a Civati.

L’unico che ha già dichiarato di candidarsi per il prossimo congresso è Civati. Quindi, lui ci sarà.

Ritengo (primo tentativo di profezia) che i dirigenti storici e i giovani turchi si presenteranno insieme, in una mozione unica e simile alla recente area bersaniana; identifico per semplicità questa mozione semplicemente come quella dei giovani turchi, in quanto prevedo che i dirigenti storici assumeranno una posizione (almeno apparentemente) defilata, consapevoli di avere ormai pochissimo consenso tra gli elettori comuni del PD (intendo quelli non iscritti al partito). Chi potrebbe essere il loro candidato a segretario? Non credo Bersani, che ha già detto di non volerlo fare di nuovo (visti poi i risultati…); l’unica altra possibilità per Bersani è di candidarsi a premier in caso di elezioni a Giugno, ma non è l’oggetto di questo post. Secondo me sceglieranno una figura di spicco, probabilmente portatore di un senso di novità, forse una donna. Potrebbe essere Fabrizio Barca, molto in voga al momento.

Per inciso, segnalo che alcuni “dirigenti storici”, in particolare gli ex-Margherita, potrebbero provare a ricollocarsi nell’area di Renzi, ma sono dell’idea che Renzi stesso cercherà di limitare questo posizionamento solo ad alcuni personaggi e a condizione di un loro disimpegno, cosa che pochi accetteranno. Le recenti esternazioni di Renzi su esponenti di questa aera, ad esempio quelle contro Marini come possibile candidato Presidente della Repubblica, sono in linea con questo ragionamento.

Rimane Renzi. Lui ha sempre detto di non essere interessato alla segreteria, ma proprio l’articolo di Vassallo citato all’inizio mi ha fatto pensare il contrario e, in caso di congresso coincidente alle prossime elezioni (cioè in caso di elezioni intorno ad Ottobre 2013), Renzi dovrà necessariamente prendere posizione in prima persona anche al congresso; in questo caso (elezioni ad Ottobre), mi aspetto lui in prima persona (potrebbe anche dimettersi subito dopo nel caso diventasse premier), oppure una persona a lui vicina; in tutti gli altri casi, mi aspetto non lui, ma comunque sempre una persona a lui vicina.

Non nascondo che la mia speranza sarebbe diversa: io spero che la frattura tra Civati e Renzi possa ricomporsi e che riescano a presentare per il congresso un’unica mozione, o almeno due mozioni distinte a sostegno dello stesso candidato segretario (cioè Civati), sotto la bandiera del rinnovamento fatto attraverso la contendibilità delle cariche e la ricerca di consenso senza il ricorso alle correnti; poi andrebbe benissimo Civati segretario e Renzi candidato premier e ci sarebbe anche l’equilibrio che serve al PD. Ma sono, appunto, speranze che non credo si realizzeranno.

In sintesi, l’analisi (o, per meglio dire, la profezia) parte dalla premessa che al congresso siano presenti 3 mozioni distinte, che definiamo:

  • giovani turchi
  • Renzi
  • Civati / Prossima Italia

In effetti, uno schema piuttosto simile a quello del precedente congresso, dove c’erano Bersani, Franceschini e Marino; ma mi auguro siano diversi i risultati.

Vediamo nel dettaglio cosa ritengo che contraddistingua ciascuna di queste mozioni.

Penso che oggi la base comune di partenza, condivisa da tutto il PD, sia decisamente più larga rispetto al congresso precedente quando, tanto per fare un paio di esempi, si discuteva ancora se essere favorevoli o contrari al nucleare, se essere favorevoli o contrari alle unioni civili per gli omosessuali (oggi si discute sul matrimonio e le adozioni, ma sulle unioni civili il PD ha una linea unitaria) e tanto altro.
Rimangono, comunque, molte differenze di pensiero tra le varie anime del PD, che si concretizzano con idee e proposte anche sostanzialmente diverse.
Penso che le differenze tra le 3 mozioni possano essere ben sintetizzate descrivendo l’approccio che vedo per ciascuna rispetto a 3 temi fondamentali:
1. le politiche sociali e del lavoro;
2. il rinnovamento;
3. la forma del partito e il modello di leadership.

Politiche sociali e del lavoro

Premetto che, a mio avviso, tutte le mozioni hanno un programma “di sinistra”, termine col quale intendo “attento ai più deboli della società”. Ci sono però differenze sostanziali e profonde, così come è possibile rispondere in modo profondamente diverso alla domanda “chi sono i più deboli della società, quelli a cui iniziare a dare risposte?”. Sono i pensionati con le pensioni minime? Gli operai che perdono il lavoro? I dipendenti pubblici che non hanno più le malattie totalmente pagate? I giovani che non trovano lavoro o che, se lo trovano, rimangono precari? Gli esodati?
Ancora, una domanda alla quale le 3 mozioni risponderebbero, secondo la mia visione, in modo molto diverso è questa: “è più importante impegnarsi perché tutti possano arrivare a livelli buoni (nella scuola, nella carriera professionale, etc.) o è più importante garantire che tutti possano avere le stesse opportunità e che i migliori possano arrivare a livelli ottimi?”.

I giovani turchi rappresentano la mozione più “di sinistra”, nel senso tradizionale del termine. Sono quelli più vicini alle posizioni della CGIL, più vicini ai lavoratori in cassa integrazione o licenziati piuttosto che a quelli che un lavoro lo devono ancora trovare. Riconosco la piena legittimità di questa visione, ma per me, che sono “giovane” (nell’accezione italiana del termine) e conosco il dramma della mia generazione, dare queste priorità è dannoso e non lo posso condividere.
Allo stesso modo, non ho mai condiviso l’idea dell’appiattimento verso il basso, figlio “illegittimo” delle idee del ’68 ed esemplificato benissimo, ad esempio, dalla riforma dell’università (il famigerato “3+2”), che l’ha trasformata in una sorta di liceo, incentivando i professori con le più alte percentuali di promossi invece di quelli più capaci di far raggiungere agli studenti un livello di preparazione elevato; oggi ai professori capita di ritrovarsi in ufficio, negli orari di ricevimento, addirittura i genitori degli studenti (invece degli studenti stessi) e sentirsi dire che “mio figlio si impegna tanto, come mai non viene promosso?”, come che l’impegno debba essere il criterio di promozione dell’università.
Ebbene, io penso che l’area dei giovani turchi tenda proprio a pensare che l’impegno debba essere il requisito per raggiungere buoni risultati sempre e in ogni ambito, dalla scuola elementare fino al mondo del lavoro. Io, invece, non la penso così.

Dalla mozione di Renzi mi aspetto un approccio diametralmente opposto; mi aspetto, cioè, l’idea che il requisito per raggiungere l’obiettivo siano i risultati, cioè la competenza, la preparazione, il merito. Forse la visione di Renzi tende ad essere sbilanciata, col rischio di perdere di vista l’importanza di sostenere anche la parte più debole e meno dotata della società; meno dotata perché meno fortunata, magari perché prveniente da famiglie meno ricche o meno colte, con meno occasioni di crescita e di apprendimento.
Le posizioni sul lavoro derivano dalle idee di Ichino, che da quel che ricordo ad esempio propone di facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro con contratti che forniscano una protezione graduale del lavoratore, estendendo le tutele del famoso art. 18 a tutte le categorie di lavoratori, ma in modo graduale, non immediatamente al momento dell’assunzione.

Prossima Italia ha avanzato una serie di proposte molto chiare su questi argomenti. Queste proposte, a mio avviso, configurano una posizione di giusto equilibrio tra i due approcci sopra stigmatizzati. Ad esempio, si parla di tassare i patrimoni per ridurre le tasse sul lavoro, con una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Si parla introdurre una forma di reddito minimo di cittadinanza, o di assegno di disoccupazione, valido sia per chi perde il lavoro, anche se precario, sia per chi non lo trova; ciò, direi, in sostituzione della cassa integrazione che, oltre ad essere limitata ad una piccola parte di chi lavora, favorisce di fatto le aziende dato che permette loro di mantenere alle proprie dipendenze i lavoratori temporaneamente non necessari (scaricando tra l’altro sulla collettività gli oneri dovuti ai picchi di produzione e alla propria incapacità di gestirli altrimenti) e disincentiva il lavoratore dal trovare altri impieghi.
In sintesi, l’idea che debba essere premiato il merito e non soltanto l’impegno, temperata da potenti e universali cuscinetti di solidarietà che permettano a tutti di vivere bene. L’idea che il lavoro sia da privilegiare rispetto alla finanza.

Rinnovamento

Il rinnovamento può avvenire in modi molto diversi.

I giovani turchi portano una idea di rinnovamento basata sulla nomina. O, per dirla con un termine dallo stesso significato, ma connotazione generalmente negativa, per cooptazione.
La nomina/cooptazione non è negativa in senso assoluto, ma a mio avviso funziona solo per brevi periodi di tempo e solo se la classe dirigente precedente è particolarmente capace e umile, condizioni a mio avviso ben lontane dalla realtà attuale.
La nomina/cooptazione tende a premiare la fedeltà e la continuità di pensiero, due parole dalle quali penso che il PD debba sfuggire.
Ricordo bene cosa disse un dirigente del PD del mio territorio che, annunciando il suo sostegno alla candidatura di Bersani come premier, si vantò della sua abitudine a telefonare ai suoi predecessori per avere consigli in caso di decisioni importanti. Qui sta tutta la differenza con la mia idea: secondo me avrebbe dovuto vergognarsi di comportarsi in tale modo, non vantarsene. Probabilmente anche i giovani turchi, ora che il risultato elettorale si è abbattuto su di loro, si rendono conto che non è opportuno vantarsi di essere eterodiretti, ma mi aspetto che smettano solo di dirlo, continuando tuttavia a comportarsi nello stesso modo.

Renzi porta un’idea di rinnovamento radicale, esemplificata dalla parola rottamazione. Da un lato concordo con lui nel ritenere che, in queste condizioni, la nuova classe dirigente debba formarsi in contrapposizione, e non in continuità, con quella attuale; debba ottenere il controllo del PD mediante un processo competitivo, non per concessione o col sostegno di quella precedente (per quanto defilata).

Dall’altro lato, trovo più equilibrato l’approccio di Civati, il quale da sempre sostiene il metodo delle primarie, da applicarsi a qualunque carica. Questo metodo va a premiare, sostanzialmente, la capacità di costruirsi un consenso, dentro e fuori il partito, senza il bisogno di correnti, di appoggi interni, di accordi e spartizioni. L’equilibrio sta nel determinare criteri trasparenti, aperti e condivisi e poi accettarne il risultato, anche se dovesse essere un non-rinnovamento, perché se un dirigente attuale è ancora capace di avere consenso nella società, tra gli elettori, non c’è motivo per il quale debba farsi da parte.
È la piena contendibilità, applicata con coerenza e trasparenza.

Forma partito e modello di leadership

Ai giovani turchi associo un’idea di partito cosiddetto “solido”, ma estremamente accentrato intorno la sede di Roma. Sono quelli meno propensi all’abolizione del finanziamento pubblico, semplicemente perché la struttura centrale del PD non sopravvivrebbe. Un partito fondamentalmente così come lo abbiamo conosciuto durante la segreteria di Bersani, quindi tradizionale e radicato, ma radicato in modo chiuso e tendenzialmente autoreferenziale. Un partito dove gli iscritti parlano soprattutto agli iscritti.
L’idea di leadership è di tipo debole, ben rappresentata dalle parole di Bersani quando ha più volte rimarcato che il PD era l’unico a presentarsi alle elezioni senza il nome del candidato sul simbolo e che il PD senza di lui avrebbe continuato a esistere senza problemi, a differenza degli altri partiti/movimenti/liste. Non è un caso che sia l’unica mozione per la quale non ho identificato un leader. Un’idea nobile e a mio avviso corretta, ma non equilibrata e non rispondente ad una visione moderna della società.

L’area di Renzi ha una visione diametralmente opposta. Vuole un partito cosiddetto “liquido”, dove le strutture sono meno importanti, dove il ruolo degli iscritti sia meno forte e che, invece, si preoccupi di coinvolgere pezzi di società.
Il modello di leadership è di tipo forte; non per niente tutto il pensiero gira intorno ad una figura ben precisa, cioè Renzi, e non avrebbe senso senza di lui. Si tratta comunque di un modello positivo in quanto, come dimostrato dopo le ultime primarie, non è distruttivo: il leader rivendica il ruolo solo se legittimato e, in caso contrario, torna a fare il gregario (o almeno ci prova…). È un modello moderno, simile a quello delle altre democrazie del mondo dove, pure in presenza di partiti forti, ci sono forti battaglie interne per la leadership e chi vince “ci mette la faccia”: per un periodo di tempo limitato è l’immagine del partito, ma poi si fa da parte.

Anche in questo caso l’area di Civati, riunita sotto i vessilli di Prossima Italia, rappresenta a mio avviso il giusto equilibrio tra queste due visioni così distanti. Civati ha sempre mostrato attenzione al lavoro corale, a riconoscere i meriti di tutti, la disponibilità a farsi da parte nel caso che si coagulasse consenso intorno ad altre persone. A mio avviso, forse Civati addirittura eccede nel farsi da parte, mentre oggi vedo meglio un approccio più personale, ma sempre trasparente e “a tempo”, come è la proposta di Renzi.
L’idea di partito mi pare sia quella di un partito “solido”, ma decentrato. Non per niente Civati tra i primi ha sostenuto la proposta (emersa da Tocci) di rivedere completamente il finanziamento ai partiti, riducendolo enormemente, trasformandolo in un vero rimborso spese (cioè con rimborsi a fronte della presentazione di scontrini, fatture, etc. e non a forfait), di introdurre al suo posto un sistema di micro-donazioni individuali da detassare. Il partito dovrebbe poi essere in grado di parlare con gli altri pezzi di società, cioè le associazioni, i comitati, etc. evitando di continuare a chiudersi in sé stesso.

Con tutte queste premesse, appare evidente quale sarà il mio orientamento al congresso, almeno ad un congresso che si presenti come da me ipotizzato. Invece no, non è detto. Mentre le mie idee sono definite ed è chiarissimo quale mozione le rispecchia maggiormente, devo dire che la mia priorità è una e una sola: il rinnovamento totale del PD e l’assoluta discontinuità rispetto al modello attuale. Bisognerà anche vedere quale impegno e quale voto renda più realizzabile questa prospettiva.